25 - Silvio Magliano

Silvio Magliano

Silvio Magliano

Consigliere Regionale del Piemonte e Comunale di Torino

Chi è Silvio Magliano?

Ho 39 anni, sono sposato e ho un figlio piccolo, Martino. Ho fatto il liceo classico a Torino, mi sono laureato in giurisprudenza e ho iniziato a lavorare in un ente di formazione professionale: la Piazza dei mestieri. Pensavo fosse importante anche lavorare in un luogo che desse una speranza ed un futuro ai giovani e avevo anche la passione per il mondo del volontariato: ho presieduto il centro servizi per il volontariato della provincia di Torino, 1400 associazioni di volontariato da noi seguite e aiutate a crescere. Poi la seconda grande passione della mia vita, dopo ovviamente mia moglie, la politica, attività che svolgo da tanti anni. 

Una vita molto dinamica! Quali sono i tre luoghi che hanno segnato il tuo percorso?

Sicuramente casa mia, ho avuto la fortuna di crescere nella collina di Torino, nel verde. È il luogo dove ritorno con piacere standoci poco, è sempre una vacanza. Ho ricordi bellissimi anche della montagna a Salice d’Ulzio dove son cresciuto con mia sorella e i miei genitori durante le vacanze estive e invernali. Un ultimo luogo che mi ha segnato tanto non è un luogo fisico ma sono le settimane in barca a vela che facevamo col Cus Torino da universitari, da Palau e Arcipelago della Maddalena. In barca a vela si sta insieme, si lavora insieme, si raggiunge un obiettivo e si va quando il vento è a favore: crea comunità ed è formativo.

Raccontaci della tua passione per il sociale e lo sviluppo del territorio

Come mi ha insegnato la mia famiglia, io sono nato nella parte fortunata del mondo e allo stesso tempo in una famiglia che mi ha permesso di studiare senza dover lavorare. L’idea di ridare agli altri questa fortuna arrivata e non cercata è un po’ il motivo per cui io faccio politica. Nasce tutto a 17 anni, andavo in una scuola paritaria di Torino e diventando rappresentante d’istituto ho iniziato a visitare le altre scuole. Mi son reso conto di essere un ragazzo fortunato: questa fortuna doveva quanto meno essere ripagata con il mio impegno verso chi non ce l’aveva avuta. Da rappresentante poi vengo eletto Presidente della Consulta provinciale degli studenti che aveva un 8% di scuole non statali e il resto statali, alcune delle quali luoghi non incentivanti l’apprendimento dei giovani, tenute male. 

Poi anche ai tempi dell’università ho continuato con rappresentanza e volontariato, mi occupavo di fare il doposcuola in un quartiere della periferia di Torino, per far studiare ragazzi di famiglie complesse. Fino a diventare Consigliere di facoltà, Senatore degli studenti e Senatore accademico. Tutto ciò con il patto che se non si passavano gli esami ci si poteva candidare! Era importante il mio impegno universitario visto che rappresentavo gli studenti.

E per quanto riguarda il volontariato?

A 26 anni sono stato eletto al centro servizi per il volontariato: centri che ricevono fondi dalle fondazioni bancarie e questo denaro è destinato a servizi per il volontariato. Di forme di volontariato ce ne sono tantissime: dall’ambulanza ai volontari che tengono aperti i musei, la protezione civile. Noi diamo servizi a tutte queste associazioni. Io in questi ultimi 10 anni ho gestito questa realtà, fatta di volontari oltre ovviamente ad una struttura e dei dipendenti ed è uno degli enti più sussidiari possibili perchè i volontari decidono chi governare al CSV e la nostra competenza è quella di tradurre questo denaro in servizi per far sì che le associazioni crescano, i volontari siano più formati, con più attrezzature, più assistenza. Questo mi ha permesso di incontrare persone stupende che operano per motivi diversi, che siano ideologici, religiosi, di tradizione. Questo mi ha permesso di operare in politica con un occhio diverso. 

Hai avuto modo di toccare più con mano le vere esigenze dei cittadini
Certo, aspetti anche drammatici o di gran ingegno: il volontariato vede prima delle istituzioni i bisogni e prova a rispondere senza aspettare che sia lo Stato a dare quella risposta. Ho in mente volti e persone che hanno reso il loro quotidiano eroico perchè hanno dovuto decidere se stare di fronte alla realtà o scappare, e il volontario non scappa.

I giovani in tutto questo come si presentano? Cosa dicono?

Io dico sempre che invece di parlare dei giovani bisognerebbe parlare con i giovani: ci sono quindicenni che grazie alla tecnologia hanno possibilità di interazione e informazione evoluta. Io penso che vogliano solo avere possibilità di espressione: associativa, lavorativa e professionale. Non è semplice perché è evidente che più si va avanti, più il salto generazionale è ampio: le generazioni di una volta avevano delle cose da dirsi ma vivevano nella stessa Italia. La mia generazione, nonostante io non sia un nativo digitale, ha la stessa voglia di essere felice, di potersi compiere, di inseguire i sogni dei ragazzini di oggi. Forse chi non è ancora così in là con gli anni dovrebbe prendersi la responsabilità di dare ad ognuno di loro la possibilità di giocarsi le proprie chances. Bisogna smetterla di fare assistenza e basta, bisogna invece creare le condizioni per cui i nastri di partenza siano tutti uguali, ognuno con le sue caratteristiche ma permettere a tutti di correre. 

Ad esempio io lavoro in un centro di formazione professionale dove la metà dei nostri ragazzi ha Isee zero o non hanno famiglia in Italia: l’insegnare loro un mestiere è dare loro la possibilità di tornare ad essere persone. Come diceva Don Bosco: ognuno ha un talento, è solo necessario scoprirlo. Se noi investiamo sulla fascia dei giovani, il paese ce la fa.

Tu invece che rapporto hai con il digitale?

Per me è uno strumento per raccontare ciò che faccio. Sono un maniaco della rendicontazione: è giusto che la gente sappia quello che faccio e sappia la mia agenda, i miei sopralluoghi. Io uso i canali social canonici con metodo e puntualità. 

Se ti dovessi chiedere di dare tre consigli ai giovani che vogliono cercare di entrare attivamente nel tessuto sociale?

Il primo consiglio è quello di pensare di destinare parte del proprio tempo ad un progetto sociale di volontariato. Lo dico perchè oggi chi fa volontariato aggiunge nel Curriculum delle competenze molto ricercate. Ad esempio chi ha fatto volontariato nella croce verde ha tre caratteristiche fondamentali: sa lavorare in squadra, sa gestire le emergenze, alle 5 non fa cadere la penna ma si è dato agli altri e ha raggiunto obiettivi.

Il secondo consiglio è quello di informarsi e non fermarsi a quello che viene letto su internet: la conoscenza è la più grande arma che uno ha. È ancora l’unico grande ascensore sociale di questo paese.

Terzo: creare luoghi di comunità, accettare con grande interesse e voglia i posti fisici in cui la gente si ritrova. Non parlo di community online ma il circondarsi fisicamente di persone. La nostra più importante materia prima è il capitale umano.

www.silviomagliano.it 

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