27 - Massimo Temporelli

Massimo Temporelli

@tempomax

Homo Sapiens, pioniere della IV Rivoluzione industriale

Ti definisci Homo Sapiens, che cos’è?

É nato da una provocazione perchè generalmente le persone che ho conosciuto negli ultimi anni hanno scritto nel biglietto da visita “Design specialist”, “Digital specialist”, “Innovation manager”, io non sono specialista di nulla, sono un generalista. Un uomo che sa far funzionare il cervello e in funzione dei problemi che si pongono davanti prova a modellizzare delle soluzioni e poi le mette in campo. L’unica cosa che veramente mi contraddistingue è questa capacità da “sapiens” di essere un uomo di pensiero: non dico che poi tutti i pensieri siano buoni, ma non mi piace il mondo fatto di specialisti. 

I generalisti sono coloro che sanno tradurre i vari linguaggi, connettere i vari saperi e credo che nel XXI secolo è una figura che ci serve molto di più rispetto al Novecento.

Io sono un fisico di formazione, o se vuoi un filosofo naturale (alla Leonardo da Vinci): mi occupo di pensiero e di filosofia sulle cose fisiche. Amo stare in mezzo ai robot e alle stampanti 3d perchè succede qualcosa nella nostra testa, non perchè sono oggetti esterni alla nostra testa. Filosofia e fisica, anche se sembrano lontani tra loro, in realtà si toccano spesso. 

Aprendo una parentesi su Leonardo da Vinci, ci racconti del premio che avete vinto?

Abbiamo vinto vari premi con Leonardo da Vinci, il primo come Massimo Temporelli e la mia attività di divulgatore scientifico è il BE Award con Piano B: il più grande evento secondo i giurati dei BEA per Snaitech all’Ippodromo di Milano, io ho curato la parte scientifica. Questi cavalli di Leonardo che sono stati reinterpretati da 13 grandi designer internazionali e diffusi durante la Design Week in giro per Milano, e ho scritto un libro con Cristina Morozzi su Leonardo primo designer. Invece con la mia azienda The FabLab abbiamo vinto la Maker of Merit alla Maker Faire di Roma, con una mostra progettata da noi su Leonardo da Vinci, tutta stampata in 3d e costruita con macchina a controllo numerico e laser cutter. Leonardo l’abbiamo celebrato in modo pop e contemporaneo come piace a noi.

Quindi un gran successo fin dall’inizio!

A me la parola successo piace molto non tanto come traguardo, ma come l’aver fatto succedere delle cose. Tipicamente oggi si vuole avere il successo senza far succedere niente e invece è necessario formare la materia prima grezza in qualcosa di nuovo. Quando hai fatto succedere delle cose allora può darsi che qualcuno ti riconosca dei meriti e quindi tu possa andare in giro a dire che hai fatto succedere qualcosa e solo a quel punto avrai avuto successo. 

Che cos’è The FabLab e cosa fa succedere?

The FabLab, fondato sei anni fa insieme a Francesco Colorni all’epoca, Giovanni Gennari e Bernardo Gamucci, miei soci. Basa tutta la sua vita sull’utilizzo di tecnologie digitali per la produzione di oggetti fisici: stampa 3d, laser cutter, arduino, raspberry pi: smart products. L’idea è che nel XXI secolo i prodotti fisici siano anche un po’ digitali, sia nel modo con cui li produciamo, sia in quello con cui li usiamo. Si pensi a cos’è uno smartwatch: fino a due anni fa era un oggetto analogico, che oggi è diventato digitale. Noi crediamo che tutti gli oggetti diventeranno prima o poi oggetti digitali.

Digitalizzare il mondo fisico è la nostra missione: from bits to atoms e from atoms to bits. Continuare a far dialogare il mondo dell’informatica con il mondo dell’analogico: per fare questo utilizziamo nuove tecnologie, ormai vecchie, inventate ad inizio 2000. Le ho portate in Italia insieme ad altri pionieri, aprendo la via della IV Rivoluzione Industriale, dell’Industria 4.0.

Nel 2011 quando decisi di aprire il primo laboratorio di fabbricazione digitale a Milano venivo preso in giro dalla maggior parte delle persone, compresi i miei parenti. Si pensava che fosse un’idea visionaria, stupida, come tutte le cose che nascono fragili. Ad oggi però alcune storie di successo sono avvenute! Da cinque anni a questa parte è cambiato veramente tutto. Adesso bisogna consolidare. 

È bene agganciarsi alla tradizione italiana del Made in Italy, dell’artigianato, delle PMI ed innestare il digitale, senza stravolgere completamente la visione che avevamo di questa realtà: una minima rivoluzione ci deve essere. 

Se ci pensate ora un robot costa molto meno di un umano, e lo diceva già Charlie Chaplin al tempo. Io non sto dicendo di far fare agli umani i robot ma ai robot gli umani: è proprio diverso. Trovo molto più disumanizzante buttare operai in fabbrica nella catena di montaggio. La IV Rivoluzione industriale prevede che queste applicazioni digitali applicate alla meccanica e alla robotica possano sostituire alcuni lavori alienanti che l’uomo svolgeva fino al ‘900. La tecnologia è l’unico mezzo per riequilibrare i divari sociali. Permette a tutti di avere lo stesso accesso. 

A proposito di robotizzare gli umani, con Superstuff avete creato l’Umarell! Ce lo racconti?

The FabLab lavora con le aziende B2B per aiutarle a digitalizzarsi nella manifattura, ma c’è anche un settore B2C come ad esempio la creazione di Superstuff: le stampanti 3d sono ferme la maggior parte del tempo se non abbiamo un cliente che ci commissiona qualcosa. Abbiamo deciso di inventarci qualcosa che di notte possa essere creato dalle stampanti ferme. Il mio socio Bernardo Gamucci, Head of Design di The FabLab stava stampando degli omini per un plastico di uno studio di architettura e se li appoggiava accanto al suo computer man mano che li stampava. Ad un certo punto ha avuto l’idea di creare l’Umarell: come sarebbe la nostra vita se un omino di plastica ci guardasse continuamente? È nato lo slogan “piazza il tuo Umarell vicino al computer ed aumenterai la tua produttività”. È bello perchè è un prodotto che racconta una storia, crea community e branding. Ne abbiamo venduti quasi 40mila in due anni. Fa capire come le storie valgono di più della materia, tu compri questa cosa a 20 euro perché puoi raccontare agli altri una storia. E per le aziende lo storytelling è fondamentale: bisogna raccontarsi e creare community. 

E l’ultima novità di Superstuff?

Made in Italy: fatto in italia, nel senso che è un gesto tipico italiano! Il classico movimento con la mano chiusa che dondola e va posto vicino all’Umarell. 

I tre luoghi che hanno segnato la tua vita?

Io sono Valsesiano e quindi sicuramente le origini le la spensieratezza di quel periodo in cui tutto mi sembrava impossibile perchè non avevo ambizioni, ma allo stesso tempo montava in me una volontà di crescere e salire, di espandermi.

Il secondo è Milano, che ha sposato la mia volontà. Credo di essere fortunatissimo di vivere in una città così accelerata, che ti obbliga a crescere. 

La mia casa, con la mia famiglia, è il terzo luogo sicuramente dove mi piace stare e dove sono convinto io tragga tantissima energia. Il cuore alimenta i pensieri. 

www.temporelli.it

 Ti potrebbe interessare anche…

Newsletter

Resta aggiornato sulle novità del mondo digitale con la nostra newsletter!

Torna su