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Licia Garotti

Licia Garotti

Avvocato: proprietà intellettuale e intelligenza artificiale. I segreti del diritto dell’innovazione.

Raccontaci brevemente chi sei e cosa fai…

Sono partner dello studio legale Gattai, Minoli, Agostinelli & Partners, li ho raggiunti più o meno 4 anni fa aprendo il dipartimento di Diritto dell’innovazione e diritto della proprietà intellettuale e industriale. è una materia con cui mi diverto molto, con molti profili.

È bello che tu dica che ti diverte, significa che sei mossa da una passione per il tuo lavoro.

Sì, quando si parla di diritto è come parlare di ginnastica o medicina, non c’è n’è di un solo tipo. Quando mi sono avvicinata al diritto dell’informatica e della proprietà industriale mi ci sono avvicinata perchè sono sempre stata abituata a smontare tutto quanto. Non sono mai riuscita a capire cosa ci fosse all’interno e allora ho deciso di prenderla da una prospettiva diversa: vediamo cosa può esserci dentro a ciò che smonto e ciò che non vedo. Il concetto dell’immaterialità del diritto industriale. 

Quali sono i tre luoghi che hanno fatto sì che tu sia la persona che sei oggi?

Io sono romagnola, poi con la famiglia ci siamo trasferiti. Sono stata qualche anno in Germania, che mi ha fatto imparare a stare da sola e poi Milano dove sono naturalizzata da vent’anni e dove è iniziata la vita lavorativa vera.

Entrando più nel dettaglio della proprietà intellettuale, ci spiegheresti un po’ di più di cosa si tratta?

La proprietà intellettuale, insieme a quella industriale è quella branca del diritto che si premura di disciplinare le opere dell’intelletto. Oggi sappiamo che questo aspetto può avere tante sfaccettature: quando parliamo di diritto industriale parliamo della parte più tradizionale che sono i brevetti e il segreto commerciale, disegni, modelli, marchi e altri segni distintivi. Nella proprietà intellettuale rientrano gli aspetti più tradizionali delle opere che siano cinematografiche, letterarie o audiovisive ma anche software e banche dati.

Il salto poi è applicare ciò all’intelligenza artificiale e da cià ne hai anche scritto un libro

Il concetto di intelligenza artificiale si scontra con tutto ciò che è stato tradizionalmente concepito come fulcro della proprietà intellettuale, ovvero la creatività legata alla persona fisica. Come studio legale io e il collega Marco Galli abbiamo contribuito al capitolo su intelligenza artificiale e proprietà intellettuale. Il volume si chiama Responsible AI. è stato redatto nell’ambito dell’Associazione internazionale Hi-Tech Law che si prefigge di indicare la struttura dove l’intelligenza artificiale dovrebbe essere collocata. Andare ad identificare principi alla base, cercando di porre domande che anche le istituzioni e vari governi dovrebbero tener conto per disciplinare. 

Ci sono quindi due interlocutori: le aziende che si devono proteggere e le istituzioni.

Il tema vero della mia materia è la necessità di andare a cambiare il paradigma concettuale che riguarda questo tipo di profilo. Sempre in quest’ambito stiamo sicuramente vedendo un passo in avanti da parte delle istituzioni con una produzione più elevata di raccomandazioni da parte anche delle istituzioni europee. La questione vera è il discorso di imputabilità di quello che esce dall’ intelligenza artificiale: di chi è il prodotto che esce? Da lì ci sono mille sfaccettature: dalla proteggibilità, alla violabilità e soprattutto il tema centrale di attribuzione della responsabilità per gli atti od omissioni di sistemi guidati dall’intelligenza artificiale. 

Un ambito quindi difficile ma necessario visti i tempi

l’AI è nata da una ricerca in biologia: si è applicato alla realizzazione di molecole secondo uno studio di dati e fatti. Oggi è applicata molto di più nella quotidianità. 

L’algoritmo di per sé non è tutelabile e il concetto di self-learning fa sì che si modifichino i dati alla base ma la proprietà intellettuale non protegge la funzionalità ma l’espressione creativa. Si può proteggere? Sì ma non con un solo mezzo.

Come si può tutelare l’innovazione?

Per l’innovazione in quanto tale non c’è un’unica ricetta, la cosa però assolutamente fondamentale all’inizio è il segreto, che consente di andare a decidere se tutelarsi attraverso un brevetto o un segreto commerciale o un copyright. La parte della confidenzialità è irrinunciabile. 

In quali ambito trovi oggi fondamentale questa tutelabilità?

Sicuramente molti casi, oggi in particolare sono due i settori in cui stiamo lavorando tanto nel settore dell’AI: automotive con le smart car e l’ambito medicale con healthcare e diagnostica. Una ricerca uscita da poco pone l’attenzione nella prudenza, dicendo che dei molti che dicono di utilizzare l’AI sarebbero soltanto una decina quelli effettivi. 

Tre consigli da dare alle ragazze che si approcciano ad avere una carriera del tuo tipo?

In una parola è sinergia. Bisogna andare avanti senza il paraocchi e capire che ogni settore è toccato da diversi servizi e aspetti. Questo non significa diventare tuttologi ma specializzarsi molto e condividere l’esperienza con mentalità, prospettive e studi diversi. 

Qual è la sfida che ti ha portato a intraprendere il tuo percorso?

Penso sia stato l’approfondimento, ho passato tanto tempo con i miei nonni. Il nonno era un erborista, un inventore molto dedicato alla sua passione. Con lui ho cominciato a smontare le radio. 

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