02 - Imen Jane

Imen Jane

@imenjane

Woman Entrepreneur: l’economia politica in 15 secondi

Tu hai attualmente più di 35 mila follower sulla pagina Instagram, che hai aperto con un concept un po’ particolare. Ci racconti un po’ di te e della tua idea?

La mia idea è che non c’è un’ idea! È partito tutto un po’ non voluto a novembre, ho cominciato a fare delle stories a cadenza settimanale la domenica sera: dal divano di casa mia cominciavo a fare una ventina di stories su un argomento unico che fosse molto gettonato ma che in realtà nessuno sapeva fino in fondo. é iniziato lo sharing tra amici e conoscenti fino a trovarmi tutti questi follower! È un lavoro pensare ad un contenuto, editarlo e strutturarlo. Mi sento ormai una responsabilità. Parlo di economia politica, è un’attività di informazione dal momento che tutti noi abbiamo o meno bisogno di nozioni politiche-economiche, perché sono quelle che rientrano nella nostra quotidianità. L’economia senza la politica non esiste e viceversa. Mancava lato giovani questo tipo di informazione, che avesse un taglio smart e semplice da comprendere. 

Come mai hai scelto proprio instagram? Come ti trovi con la community?

È il mio social preferito, ce l’ho dal 2012 circa e l’ho sempre usato in maniera molto coinvolgente, ancora prima di partire con queste cose più tecniche. Con la community mi trovo molto bene perchè è un continuo feedback: è un dare e ricevere, un arricchimento continuo. Il mio lavoro non è di influencer, io uso diverse ore della mia vita a rispondere ai messaggi. Il mio lavoro inizia quando faccio stories: devo capire se ho trasmesso chiaramente il messaggio, capire carenze e possibili miglioramenti e lo faccio rispondendo ai direct. 

Ti è mai capitato qualche commento di haters che non ti ritenessero opportuna o non credessero in ciò che fai?

No anzi, mi chiedono sempre più contenuti! Purtroppo non ho tempo per tutto, ora sono da sola. Mi piacerebbe più avanti riuscire a strutturare di più la cosa. C’è ancora un mix con la mia sfera privata nel social.

Parlando di personale, quali sono i tre luoghi che ti hanno più segnata o indirizzata?

Sicuramente Milano, se non ci fosse questa città in Italia me ne sarei andata già via da tempo: è la città più europea e più smart d’Italia. Roma come città delle istituzioni, dove ho fatto la Scuola di politiche di Enrico Letta che mi ha avvicinato ad un percorso istituzionale e al capire da dentro quali sono i problemi. Bruxelles, sempre a livello istituzionale e per l’importanza della dimensione europea nella città. È importante capire che bisogna sempre più lavorare a livello di cooperazione europea, che per fortuna sta aumentando nel tempo. Io ho sempre avuto la passione per i temi di attualità, ho origini marocchine ma sono nata a Varese. Fin dalle elementari ho voluto scoprire, informarmi e conoscere di più degli aspetti politici ed economici del mondo. A partire anche dalle torri gemelle, avevo 7 anni.

Mi sono iscritta ad un’associazione che voleva aggregare ragazzi che avevano voglia di parlare di temi più complessi e da lì poi sono sempre stata legata ad un associazionismo attivo e campagne elettorali, fino a seguire quella di Beppe Sala. Ho fatto un’esperienza in ufficio come financial accountant ma poi ho deciso di prendermi una pausa, che è corrisposta con il periodo di lancio di Instagram. Con un lavoro a tempo pieno non riuscivo a creare tutti questi contenuti che sono anche complessi. 

Parlando di giovani, spesso non sono molto coinvolti con queste tematiche.

Sì, non è disinteresse ma mancanza di spazi. Oggi il classico bar dove si scambiano opinioni leggendo il giornale si è spostato sui social: ma non c’è nessuno che sui social dia informazioni di questo tipo, mancava qualcuno che aggregasse e desse un’opinione. 

Come immagini possa proseguire quindi il tuo canale? Che progetti hai?

Quello che mi piacerebbe è dare gli strumenti a chiunque, da qualunque background, per capire cosa succede nel mondo e non restare nell’ignoranza. Per avere un’opinione è necessario avere gli strumenti, quindi vorrei creare qualcosa di più strutturato. 

Sul tuo canale scrivi di essere una proud feminist. Il tema del femminismo è molto attuale, nel suo positivo e negativo, qual è la tua visione del femminismo in questo periodo storico?

Per quanto mi riguarda e per come l’ho vissuto e studiato, anche all’università, è una questione economica. Una donna quando è emancipata è libera di fare un po’ ciò che vuole, ha la sua libertà e non deve chiedere niente a nessuno. Se nel ‘700 volevi essere libera significava essere indipendente, possedere patrimoni, un lavoro altrimenti non c’era libertà. È già tanto oggi che ci sia una consapevolezza. Il femminismo è pari opportunità: si tende a dividere le cose perché la bilancia è ancora sbilanciata. La cosa più importante è essere consapevoli e non crearsi barriere o rinunciare ad opportunità. 

Come pensi si riesca a coniugare questo anche all’interno del canale instagram? 

Per quando mi riguarda si possono coniugare tutte le cose insieme: una ragazza può anche vestirsi e fare il tipo di vita che vuole ma non può essere solamente quello. Instagram ha spinto molto ultimamente verso questa piaga dei like nelle foto in bikini, eccetera. Non è così, non deve essere questo l’unico scopo nella vita. Nei suoi nuovi aggiornamenti la piattaforma ha per fortuna ridimensionato l’importanza dei like. 

Due concetti che si sentono spessissimo in circolazione sono inflazione e deflazione, tu come li definiresti?

Inflazione è quando aumentano i prezzi, che non sono stabili ma crescenti nel tempo. Deve esserci un po’ di inflazione minima, perchè altrimenti uno non comprerebbe casa se sapesse che tra 20 anni perderà di valore. Se invece diventa una cosa come il Venezuela è un problema, la moneta rischia di diventare carta straccia. La deflazione è l’esatto contrario: i prezzi scendono. Sembra molto positivo, ma allo stesso tempo nessuno farebbe più investimenti.. Si innesta un circolo vizioso in cui nessuno spende o compra e l’economia cala. Serve una via di mezzo che è una leggera inflazione: l’obiettivo della Banca Centrale Europea è del 2%. 

Hai mai pensato di diventare un’insegnante a proposito?

No, quello mai. È difficile, serve passione e io detesto parlare di cose che non mi interessano. Mi prende la noia e diventa difficile veicolare un messaggio. Bisogna fare show per tenere l’attenzione e dall’altra bisogna ripetere 20 volte le stesse cose. Non ce la farei.

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