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Giorgia Garola

Giorgia Garola

Imprenditrice a cavallo coi tempi: la forza femminile ai vertici di Confindustria Giovani Piemonte.

Hai un passato, presente e futuro con molte storie da raccontare, ci racconti un po’ chi sei?

Sono mamma di tre splendide bambine, sono imprenditrice di seconda generazione, Presidente di Confindustria Piemonte Giovani con 15 anni di esperienza nel movimento. 

Hai ripreso in mano le file dell’azienda di famiglia e la porti avanti..

Sì era un passaggio generazionale difficile perché il cambiamento destabilizzava un po’ la figura di imprenditore mentre io volevo portare l’innovazione in azienda a tutti i livelli. Oggi questo cambiamento lo posso fare e sta portando i suoi frutti.

Parte del tuo passato è stato anche nel mondo della moda, giusto?

Sì è anche questa una cosa di famiglia, mio padre prima di avere un’azienda metalmeccanica, aveva una maglieria. Ho fatto esperienza sia a Roma che a Milano per Dolce e Gabbana. Ciò che ho imparato da loro poi ho voluto riportarlo all’interno dell’azienda di famiglia. 

C’è stata una figura che ti ha ispirato per il tuo percorso imprenditoriale?

Sicuramente mio padre, ha sempre combattuto come un grande lottatore. Volevo dimostrare di farcela come lui e ho sempre preso ispirazione. Oggi invece il mio punto di riferimento sono le mie figlie, cerco di fare il possibile per garantire loro degli strumenti per un buon futuro.

Soffermandoci su Confindustria, come sta andando questa esperienza?

Il movimento è stato una grandissima scuola: un confronto quotidiano e continuo di impresa. Tra imprenditori di diversi generi e idee che permettono di imparare l’uno dall’altro. Il mio triennio da presidente è stato bellissimo, con una squadra molto giovane ed energica. 

Quando si parla di istituzioni in genere si pensa ci sia un grande scollamento con il mondo più giovane..

Noi siamo un corpo intermedio, dobbiamo comunque migliorarci e parlare un linguaggio più giovane e meno ingessato. Credo che la parte giovane sia in grado di poter dialogare. L’ambiente è molto smart ed eterogeneo, dagli imprenditori di grandissime dimensioni ai ragazzi e questo permette un network incredibile. 

Quanto effettivamente il ruolo del digitale può fornire un ruolo importante in questa fase di approccio tra due mondi diversi?

È fondamentale. Lo vediamo quando facciamo gli eventi e quando il coinvolgimento sui social è immediato. Sempre con un linguaggio giusto e non ingessato, il digitale permette di abbattere le barriere ed avere un contatto diretto. Permette di raggiungere numeri mai visti prima.

Anche fare associazione è un progetto importante, far qualcosa di volontario per il bene comune. Ci racconti di più di questo laboratorio torinese?

è nato proprio dal gruppo giovani di Torino, Yes4To. Oggi siamo 22 associazioni di categoria sedute ad un tavolo, su base volontaria. Da avvocati a notai, artigiani, coldiretti. Siamo uniti per far qualcosa per la nostra città. La problematica principale è il lavoro giovanile e quindi la nostra prima missione è l’orientamento nelle scuole. La nostra esperienza ci insegna che c’è ancora grande sfiducia da parte dei giovani per il mondo del lavoro. 

Purtroppo c’è ancora un gap da colmare quando si è una donna. Quali sono i consigli che daresti alle tue figlie per il futuro?

Io credo che l’esempio sia ancora la miglior cosa, quindi semplicemente il fatto che io lavori è sicuramente un esempio virtuoso. Noi donne spesso abbiamo una grinta più forte degli uomini, nel mio piccolo l’azienda va bene e quindi una donna ce la può fare.

E in casa come si riflette il tuo essere una donna in carriera?

é un grande lavoro di squadra, per fortuna c’è mio marito. Io dedico sempre un grande tempo di qualità alla famiglia, non purtroppo anche di quantità. La squadra è fondamentale tanto nel gruppo giovani che in famiglia, un tempo l’imprenditore non poteva dire di non saper far qualcosa e doveva cavarsela da solo. Oggi l’imprenditore ha l’umiltà di capire che se gli manca la competenza è giusto cercarla in un’altra risorsa. Questo evita grandi danni fatti nel passato. 

Come vedi ad oggi il territorio di Torino?

Sicuramente se abbiamo creato questo tavolo associativo è perché vediamo che ci sono delle lacune. Torino è grande territorio di nuove tecnologie, startup e innovazioni. La città c’è e deve creare delle opportunità. Anche il tessuto formativo è importante ma spesso i cervelli poi scappano. Deve essere anche più in grado di attrarre investimenti esteri e riuscire a competere con Milano.

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