23 - Francesca Mapelli

Francesca Mapelli

@fmapelli

Director Southern Europe di VICE

Raccontaci un po’ chi è Francesca

Una ragazza di 28 anni appassionata di editoria, una persona curiosa, positiva, ottimista. Un tempo ero più sportiva!

Sappiamo che sei appassionata di viaggi: quali sono i tre luoghi che hanno caratterizzato il tuo percorso?

Da un punto di vista di viaggi penso che ho dei posti del cuore, ad esempio Ortisei e tutto il comprensorio o la Sardegna, dove andavo da piccola con la famiglia. Poi però, in realtà, cerco sempre di vedere posti nuovi, viaggio molto per lavoro soprattutto in Italia, Londra, Madrid, Barcellona, città con un buon balance tra vita lavorativa e non. 

Come mai hai deciso di immetterti nel mondo del lusso? Cosa ti ha spinto?

La mia professione in questo momento coniuga un po’ la mia passione per l’editoria, la moda e il lusso. Io mi sono trovata in questo ambito avendo colto delle opportunità: ho un percorso che non pensavo mi avrebbe mai portato a questo, dal liceo classico ad economia e finanza all’università. Non sapevo bene cosa avrei voluto fare, a me è sempre piaciuto molto leggere e sapevo che la cultura fa alzare la voce: è un buon biglietto da visita. Nel frattempo ho sempre avuto un debole per moda, abbigliamento e lifestyle di lusso: per me la moda è sempre stato un modo per esprimersi senza parlare. Per quanto riguarda il lusso, ho sempre pensato che il bello aiuta, ad esempio grazie al mio viaggio in Brasile con paesaggi mozzafiato sono tornata rigenerata. Ho unito queste passioni e sono finita in vari gruppi editoriali, fino a lavorare anche per Chiara Ferragni. Ho sempre voluto, tramite la moda, parlare di alcuni messaggi che vanno oltre: magari lavorare sull’autostima, o ad esempio la rivista i-D è stato uno dei primi magazine ad avere modelle black in copertina, o ha parlato moltissimo di integrazione. Con strumenti un po’ più frivoli si può andare a far ragionare le persone su tematiche più alte e rilevanti. 

Come sei capitata in The Blonde Salad?

Io mi sono trovata catapultata nell’editoria perchè mio papà mi portava sempre degli articoli di giornale da leggere e un giorno sotto ad un articolo ho trovato un bando di Condé Nast che stava facendo recruiting di ragazzi in marketing, advertising e comunicazione. Bisognava fare un video di un minuto per candidarsi e mi hanno preso! L’idea di andare a lavorare nella casa editrice dove c’era anche Vogue era molto interessante. Ho iniziato lì, è andata bene, ho seguito una startup che si occupava dell’apertura dell’ Hub video di Condé Nast. Poi, con il passare del tempo, abbiamo iniziato a lavorare con dei Brand e durante una di queste riprese ho conosciuto Riccardo Pozzoli, business partner al tempo di Chiara Ferragni. Mi ha raccontato i progetti suoi e di Chiara, ed era il periodo in cui stava diventando una celebrity: volevano trasformare il mondo di Chiara in una piattaforma. Mi hanno chiamato ed ho iniziato a tenere le relazioni con i marchi per i vari progetti con lei e con The Blonde Salad, che era diventato un magazine. É stato un bel progetto. Io poi ho sempre voluto spostarmi da un’azienda all’altra, fino ad arrivare a Vice nel momento in cui volevano aprire l’Hub dedicato alla moda e al lusso e cercavano un country manager che aprisse nel mercato italiano. 

Quando hai deciso di passare al mondo di Vice ti sei trovata davanti un pubblico totalmente diverso rispetto ai lettori delle riviste di Condé Nast?

Assolutamente sì, tornavo in un gruppo editoriale internazionale, un gruppo più giovane e con un pubblico diverso. Io nello specifico seguo la parte moda e lusso, quindi abbiamo sviluppato la brand awareness e monetizzazione dei titles che abbiamo acquisito, i-D, Garage magazine e Refinery. La comunicazione sul lusso e la moda è l’asset che fa la differenza: se io devo convincere l’utente finale fondamentale è creare valore aggiunto per giustificare il prezzo e si fa tramite la comunicazione. La differenza che ho trovato nel pubblico è che Condè Nast ha un posizionamento più alto ma è più pop. Vice come titoli moda e lusso abbiamo un tone of voice ancora più di nicchia, sofisticato, codificato: Garage Magazine parla ad una nicchia di persone, è il magazine d’arte di Dasha Zhukova una delle collezioniste d’arte più importanti al mondo, moglie di un oligarca. Tutto quello che viene fatto attorno a quel brand è di un livello altissimo e si rivolge a pochi. i-D è un brand che nasce come magazine di moda, ha sempre un tono sofisticato ma si vuole arrivare a più persone. Vice si definisce “the youth media company”: parliamo alle nuove generazioni e l’obiettivo è sempre fare news rilevanti, con tone of voice irriverente, provocatorio e a volte forte e senza filtri. Devono fare la differenza.

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